Archivio mensile:maggio 2015

9. Pulcino

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Il pulcino è il piccolo dei gallinacei: nell’immaginario collettivo è il piccolo del gallo domestico.
La parola pulcino deriva dal termine latino pullicenus diminutivo di pŭllus (piccolo di animale, non necessariamente di pollo: il pulcino erapullus gallinaceus mentre, ad esempio, pullus equi designava il puledro).

Il pulcino è il primo stadio della trasformazione in gallo (per i maschi) o gallina (per le femmine); crescendo, diventa un pollo di grano, poi un polletto o una pollastra a seconda del sesso. In seguito, aumentando peso ed età, i maschi diventano galletti, galli ruspanti e infine capponi, mentre le femmine galline. Quando allevano i pulcini, le galline vengono chiamate chiocce.

I polli sono onnivori. Quando vivono in libertà, spesso grattano il suolo alla ricerca di semi, insetti e animali come lombrichi, lucertole e piccole serpi. Una loro caratteristica peculiare è di cercare e beccare anche sabbia, piccoli sassi, granelli di minerali che trovano nel terreno, tanto che nei pollai all’aperto si usa aggiungere regolarmente maceria di riporto; questo comportamento istintivo dell’animale è dovuto in parte al fatto che ingerendo piccole quantità di minerale il guscio delle uova prodotte ne risulterà migliore, ma il motivo preponderante va ricondotto alla digestione, che avviene più facilmente se nello stomaco sono presenti dei frammenti di roccia che svolgono la funzione dei denti, di cui ovviamente il pollo è sprovvisto.

In natura i polli possono vivere da cinque a undici anni a seconda della razza. Negli allevamenti intensivi, i polli da carne generalmente vengono abbattuti all’età di 6-14 settimane. Le razze selezionate per la produzione di uova possono fornire fino a 300 uova l’anno. Le galline ovaiole, raggiunta l’età di 12 mesi, cominciano a diminuire la capacità produttiva; vengono quindi macellate per ricavare alimenti per l’infanzia, alimenti per animali e altri prodotti alimentari. Il pollo più vecchio del mondo, secondo il Guinness dei Primati, è morto all’età di 16 anni.

I polli non sono in grado di volare a lunga distanza, anche se i più leggeri possono volare per brevi distanze, ad esempio per saltare oltre un recinto o su un ramo.

I polli sono uccelli gregari e vivono in gruppo. Nel gruppo, alcune galline si comportano come dominanti, istituendo un preciso “ordine di beccata”, in cui alcune hanno la priorità nell’accesso al cibo e nella scelta del luogo dove nidificare. Se si toglie dal gruppo un gallo o una gallina si interrompe la gerarchia costituita fino a quando il gruppo non si riorganizza con un nuovo ordinamento. L’aggiunta di nuovi individui (specialmente se giovani) ad un gruppo già costituito può portare ad episodi di violenza e a ferite.

Le galline cercano di stabilirsi in nidi che già contengono uova ed è noto che talvolta prelevano uova da altri nidi e le spostano nel loro. Alcuni allevatori usano uova finte per incoraggiare le galline a nidificare in una determinata posizione. Un gruppo di polli, perciò, utilizzerà soltanto poche posizioni di cova preferite, piuttosto che avere un nido specifico per ciascun individuo. Le galline possono anche essere molto ostinate nel conservare la stessa posizione. Talvolta due o più galline cercano di condividere lo stesso nido nello stesso momento. Se il nido è piccolo o se una delle galline è particolarmente determinata, può accadere che si sistemino nello stesso nido una sopra l’altra.

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8. Scoiattolo rosso

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Lo scoiattolo comune (Sciurus vulgaris) appartiene alla famiglia degli Sciuridae, dell’ordine dei Roditori, della classe dei Mammiferi.

Sono state descritte numerose sottospecie, alcune di dubbia validità. La specie mostra infatti un’ampia variabilità nel colore della pelliccia, con una gamma che va dal rosso al marrone scuro e con notevoli variabilità cromatica nello stesso individuo, spesso dotato di pancia dal vello bianco e criniera dorsale più scura del vello laterale.

Lo scoiattolo comune è lungo circa 25 cm senza la coda; questa è lunga da 15 a 20 cm. Il peso va da 250 a 340 g. Non c’è dimorfismo sessuale tra maschio e femmina, che presentano le stesse dimensioni. Si pensa che una coda così lunga sia utile allo scoiattolo nel balzare da un albero all’altro e nel correre lungo i rami, assicurandone l’equilibrio. Potrebbe inoltre avere una funzione termica, contribuendo a mantenere il calore del corpo durante il sonno. Durante le fasi di corteggiamento la coda serve come segnale ottico e viene sollevata e agitata in modo del tutto particolare. La colorazione del mantello è molto variabile e va dal marrone rossiccio al marrone scuro; queste diverse tonalità sembrano essere determinate da vari fattori legati al clima, alla copertura vegetale, all’alimentazione, oltre che da fattori di tipo genetico. La parte inferiore del corpo è sempre bianca. Le zampe posteriori, più lunghe di quelle anteriori permettono all’animale di muoversi con molta agilità sul terreno, mentre le forti unghie e i cuscinetti plantari gli consentono di arrampicarsi con sorprendente abilità sugli alberi. Lo scoiattolo comune, come la maggior parte degli scoiattoli arboricoli, possiede artigli aguzzi e curvi tali da consentire l’arrampicata sugli alberi, anche sui rami strapiombanti.

L’accoppiamento può avvenire nel tardo inverno di febbraio-marzo ed in estate tra giugno e luglio. La femmina può avere fino a 2 gravidanze l’anno. Ciascuna figliata dà alla luce 3-4 piccoli di solito, ma possono essere partoriti anche sei piccoli. La gestazione dura 38-39 giorni. I giovani non sono autosufficienti, sono ciechi, sordi e pesano tra 10 e 15 g. Soltanto la madre si occupa di loro. Il corpo dei piccoli si ricopre di peli al 21esimo giorno di vita, mentre acquisiscono la vista dopo tre o quattro settimane. Lo sviluppo dei denti si completa dopo 42 giorni. Il giovane scoiattolo può mangiare cibi solidi una quarantina di giorni dopo la nascita; a questo punto può lasciare il nido per procurarsi il cibo da solo, anche se la madre continuerà ad allattarlo fino allo svezzamento completo, intorno alle venti settimane.
Durante l’accoppiamento i maschi individuano le femmine in calore dall’odore che queste emettono. Anche se non c’è un corteggiamento vero e proprio, il maschio insegue la femmina anche per un’ora prima di riuscire ad accoppiarsi. Solitamente più maschi inseguono una sola femmina, finché il maschio dominante, in genere il più grosso, riesce a conquistarla. Maschi e femmine si accoppiano più volte e con diversi partner. Le femmine devono raggiungere una massa corporea minima per essere feconde e quelle più pesanti danno mediamente alla luce più piccoli. Se il cibo è scarso la riproduzione viene ritardata. Le femmine raggiungono la maturità sessuale al secondo anno. Lo scoiattolo comune vive in media tre anni; alcuni individui raggiungono i sette anni, mentre in cattività anche dieci. La sopravvivenza è legata alla disponibilità di semi di cui nutrirsi durante l’autunno-inverno; dal 75 all’85% dei giovani perisce durante il primo inverno, mentre al secondo inverno la mortalità scende al 50% circa.

Secondo la mitologia norrena lo scoiattolo è sacro a Loki (dio del fuoco e del caos) per via del colore rosso acceso della pelliccia; per lo stesso motivo è anche caro a Thor, rosso di capelli.

7. Panda

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Il panda gigante o panda maggiore (Ailuropoda melanoleuca) è un mammifero appartenente alla famiglia Ursidae. Originario della Cina centrale, vive nelle regioni montuose del Sichuan. Verso la seconda metà del XX secolo, il panda è diventato unemblema nazionale in Cina, ed è attualmente raffigurato sulle monete d’oro cinesi. Inoltre è diventato il simbolo del WWF. Il nome scientifico è Ailuropoda melanoleuca, dal greco antico che significa letteralmente piede di gatto – nero bianco. Il termine panda deriva molto probabilmente dal Nepali ponya.

Nonostante il fatto che secondo la tassonomia si tratti di un carnivoro, la sua dieta è essenzialmente quella di un erbivoro. In effetti si nutre quasi esclusivamente di bambù (circa 38 kg di germogli al giorno, pari al 45% del peso corporeo). Tecnicamente esso, come molti altri animali, è onnivoro (è noto che il panda accompagna con uova, insetti ed occasionalmente carogne, i suoi pasti a base di bambù). Le sue orecchie si muovono durante la masticazione. Esso è imparentato alla lontana con il panda rosso, ma la somiglianza tra i due nomi sembra più che altro provenire dalla comune alimentazione basata sul bambù e dalle tipiche macchie nere intorno agli occhi, simili a occhiaie umane. Prima che tale parentela con il panda rosso venisse scoperta, nel 1901, il panda gigante era conosciuto come Parti-coloured bear.

Il panda gigante è dotato di un insolito palmo, fornito di un “pollice” e cinque dita; il “pollice” è in effetti il frutto di una modificazione intervenuta all’osso del polso. Sembrerebbe, quindi, che il panda abbia sei dita, ma dal punto di vista anatomico quel “pollice” non rappresenta un dito. Infatti è solamente lo sviluppo dell’osso sesamoide radiale, che rappresenta una esigua parte del polso degli altri animali.Per molti decenni la precisa classificazione tassonomica del panda è stata oggetto di discussione, in quanto sia i panda giganti sia i panda rossi presentano al contempo caratteristiche appartenenti agli orsi e ai procioni.

È lungo 120/150 cm, dal peso che varia dai 75 ai 160 kg. Può vivere fino a trent’anni. Il tasso di natalità del panda gigante è molto basso, sia allo stato naturale sia in cattività: la femmina alleva soltanto un piccolo e, se partorisce due gemelli, non riesce ad occuparsi di entrambi ma si occupa di uno solo. Lo svezzamento si completa in nove mesi, ma i piccoli restano con la madre fino ai 18 mesi, nell’arco dei quali imparano a procurarsi il cibo e come sfuggire ai predatori. I panda raggiungono la maturità sessuale tra il 4º e il 6º anno di vita. Il periodo riproduttivo dura solo 1-3 settimane all’anno e questo periodo di fertilità dura solo pochi giorni.

Gli animali sono in genere consanguinei poiché sia nelle aree protette che in natura sono sparsi in gruppi poco numerosi. Se fossero liberi di vagare da una montagna all’altra, cosa attualmente impossibile a causa delle vallate occupate dagli insediamenti umani, potrebbero riprodursi con esemplari di altri gruppi contribuendo alla variabilità del loro genoma. Per favorire la riproduzione degli esemplari in cattività è stato a volte impiegato un metodo che prevede la visione da parte degli stessi di filmati “pornografici” che mostrano rapporti sessuali tra panda. Il primo panda nato in cattività, una femmina chiamata Ming-Ming nacque il 9 settembre 1963 nello zoo di Pechino. Nel 1978 nello stesso zoo venne alla luce Yaun Jing, il primo piccolo di panda frutto di un’inseminazione artificiale. Nonostante questi iniziali successi, soltanto quattro zoo al di fuori della Cina – Madrid, Città del Messico, Tokyo e Vienna- sono riusciti a far nascere panda, e il livello di nascite resta scarso persino in Cina. Lo zoo di Schönbrunn, a Vienna, è l’unico in Europa in cui il panda si è riprodotto in modo naturale, con ben tre cuccioli nati. Fino al 1992 lo zoo di Pechino ha fatto nascere 30 panda, ma in Cina soltanto il 5% dell’intera popolazione in cattività è frutto dell’inseminazione artificiale.

Il panda si nutre di germogli di bambù, piante che muoiono dopo la fioritura: nel suo habitat ne esistono numerose specie e ciò impedisce che esse fioriscano e muoiano simultaneamente; invece, nelle zone contaminate dall’intervento umano rimangono spesso pochi tipi di bambù (a volte addirittura uno solo). Nel 1975, essendosi sfortunatamente verificata una fioritura contemporanea di tutte le specie di bambù rimaste, i panda restarono privi di cibo e furono decimati. Nel corso della sua evoluzione il panda aveva sviluppato la capacità di far fronte alle periodiche morie di piante percorrendo lunghe distanze in cerca di nuove foreste – migrazioni che servivano anche a evitare che esemplari di uno stesso gruppo si accoppiassero fra loro. Tuttavia, da quando l’habitat del panda è stato sottoposto a processi di degrado e deforestazione, questa possibilità di rifugiarsi in altre foreste in cui trovare nuovo cibo e accoppiarsi è venuta a mancare.

6. Foca

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Le Foche (Phocidae) sono una famiglia di mammiferi carnivori marini appartenenti alla superfamiglia dei Pinnipedi. Le foche vivono lungo le coste dei mari ghiacciati, freddi e temperati, solo poche specie nei mari caldi e nei laghi (mar Caspio, lago Bajkal e lago d’Aral).

Le foche sono mammiferi adattati alla vita acquatica, con un corpo allungato, irregolarmente cilindrico, rivestito da uno spesso strato adiposo ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermeabile all’acqua. Hanno la testa piccola e leggermente appiattita ed orecchie prive di padiglione auricolare esterno. Il muso è provvisto di alcuni baffi lunghi e robusti detti vibrisse. Gli arti anteriori sono trasformati in pinne mentre quelli posteriori costituiscono un’unica pinna posteriore.

La gestazione dura circa undici mesi, al termine dei quali viene partorito un unico cucciolo. Per allattare i piccoli, le mamme escono dall’acqua.

Tra le specie di foca più conosciute vi è senza dubbio quella della foca monaca. Nota ai nativi hawaiani come `Ilio-holo-i-ka-uaua, o «cane che corre in acque agitate», ricevette il suo nome scientifico, Monachus schauinslandi, dopo che il Dr. H. Schauinsland fece conoscere questa specie alla scienza, riportando con sé dall’isola di Laysan un craniodi questo animale. Il nome comune si deve alla testa rotonda ricoperta da piccoli peli che le dà l’aspetto di un frate medievale. Il nome riflette inoltre la caratteristica tendenza di quest’animale a trascorrere un’esistenza più solitaria rispetto alle altre foche, le quali si radunano in grandi colonie. Le foche monache hawaiane sono i membri viventi più primitivi della famiglia dei Focidi, essendosi separate dagli altri membri del gruppo circa 15 milioni di anni fa.

Quest’animale ha mostrato allarmanti diminuzioni nel corso degli anni recenti a causa della rapida diffusione delle attività umane perfino sulle più remote e isolate aree delle Hawaii. Nel diciannovesimo secolo queste foche venivano cacciate dai balenieri e dai cacciatori di foche per la carne, per l’olio e per le pelli. Venivano cacciate perfino durante la Seconda guerra mondiale, quando le forze statunitensi occuparono l’isola di Laysan e le Midway. Catture da parte degli squali, calo del tasso di sopravvivenza dei piccoli in seguito ai disturbi provocati dall’uomo, avvelenamenti da ciguatera, uccisioni di femmine da parte dei maschi durante la stagione riproduttiva e intrappolamenti nelle reti da pesca: tutto questo ha portato al declino della specie, che è scomparsa recentemente da molte parti del suo antico areale, comprese Oahu, Kaua’i e Hawaii. Attualmente vive solo a Laysan, sulle Midway, nell’Atollo di Pearl and Hermes, sui Banchi di French Frigate e sull’isola Lisianski. Nelle aree dove il numero dei maschi supera quello delle femmine, queste vengono contese fra i vari pretendenti, provocando spesso la morte di queste ultime. Spinti dal testosterone i maschi possono attaccare femmine di ogni età e perfino i piccoli. Tale comportamento, noto come «mobbing», è uno dei principali fattori di declino delle popolazioni.

5. Quokka

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Il quokka (Setonix brachyurus), unico membro del genere Setonix, è un piccolo Macropodide delle dimensioni di un grosso gatto domestico. Come altri marsupiali della famiglia dei Macropodidi (come i canguri e le wallabie), è erbivoro e generalmente notturno.

Pesa tra i 2,5 e i 5 kg, è lungo tra i 40 e i 54 cm ed ha una coda – piuttosto corta per un Macropodide – di 25-30 cm. Ha struttura tozza, orecchie arrotondate ed una testa corta e larga. Nonostante somigli moltissimo ad un piccolo e goffo canguro, è in grado di arrampicarsi su piccoli alberi e arbusti. Il mantello è di color bruno brizzolato, ma sul ventre si fa sempre più marroncino. Il quokka ricicla una piccola quantità dei suoi prodotti di scarto.

Il quokka è gregario e nelle zone dove il cibo è maggiormente disponibile vive in gruppi numerosi; si nutre principalmente di graminacee,carici, succulente e fogliame. La salute di alcuni esemplari è stata messa a repentaglio in seguito all’ingestione di cibi inappropriati, come il pane, offerti sull’Isola di Rottnest da visitatori ben intenzionati. Proprio per questo motivo è attualmente vietato dare da mangiare a questi animali. Sul continente il quokka può riprodursi in ogni periodo dell’anno, ma su Rottnest solamente verso la fine dell’estate. Ogni anno dà alla luce un unico piccolo. Il fattore che sembra limitare di più la capacità del quokka di riprodursi su Rottnest è la scarsa disponibilità del rame negli alimenti. I movimenti del quokka sono simili a quelli del canguro e comprendono una serie di balzi grandi e piccoli.

I quokka non sono affatto intimoriti dagli esseri umani, anzi, spesso sono proprio loro ad andare incontro all’uomo, soprattutto sull’Isola di Rottnest. Tuttavia su quest’isola è illegale maneggiarli in qualunque maniera. Se il divieto non viene rispettato, le autorità infliggono una multa di 100 dollari australiani (circa 70 euro) al trasgressore. Le ammende possono raggiungere un massimo di 1000 dollari. Misure così rigide, però, vengono applicate solo se l’animale viene ferito o uccisoIl quokka è uno dei primi mammiferi australiani ad essere stati visti dagli europei. Il marinaio olandese Samuel Volckertzoon scrisse di aver avvistato «un gatto selvatico» sull’Isola di Rottnest nel 1658. Nel 1696 Willem de Vlamingh scambiò questo animale per un ratto e battezzò l’isola «Rottenest», «nido di ratti» in olandese.

Spopola negli ultimi anni la tendenza a fare selfie (stando bene attenti a non toccarli!) con questi teneri, vivaci e sorridenti animaletti.

4. Pinguino

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Gli Sfeniscidi (Spheniscidae Bonaparte, 1831) sono una famiglia di uccelli comunemente noti come pinguini. Sono l’unica famiglia dell’ordine Sphenisciformes. Sono gli uccelli più acquatici in assoluto. Il loro gruppo si è evoluto a partire da uccelli volatori, ma ora nessuna specie di pinguino è in grado di volare. Sono animali molto specializzati e sociali, hanno una forma idrodinamica e ali trasformate in pinne che li fanno perfetti nuotatori.

Il nome pinguino è di etimo incerto. L’ipotesi più realistica lo fa risalire, attraverso il francese pinguoin e l’inglese penguin(o ilneerlandese pinguin) al bretone penngwen (“testa bianca”), che identificava l’alca impenne (Pinguinus impennis), una specie di uccello che popolava l’Oceano Atlantico settentrionale, estinta nel 1844 a causa di una caccia incontrollata per ottenerne il grasso. Altre ipotesi, meno accreditate, la fanno derivare dallo spagnolo pingüe, cioè “grasso”, o direttamente da pinguis che in latinosignificava “grasso”.

Hanno testa piccola e arrotondata munita di becco. Sono dotati di piccole ali, ma non riescono comunque a volare. Il piumaggio è molto folto ed è impermeabile. Contrariamente alla classe dei volatili a cui appartengono, non hanno ossa cave (pneumatiche). Sono però muniti di ginocchia che utilizzano in modo particolare per spiccare salti quando escono dall’acqua. Tutte le specie di pinguini sono inadatte al volo, ma sono eccellenti nuotatori, in grado di restare sott’acqua, senza respirare, per 30 minuti. Come tutti gli uccelli, è un animale omeotermo.

Camminano lentamente dondolandosi. Questi animali hanno un’andatura molto buffa e solo sulle discese ghiacciate raggiungono notevoli velocità, lanciandosi in lunghe scivolate sulla pancia. Con quell’andatura sembrano docili, ma sanno essere molto coraggiosi. Per difendere il compagno o i propri piccoli possono tirare beccate molto forti. Si nutrono di pesci, crostacei e piccoli molluschi. I pinguini nidificano in colonie, dove ritornano (con l’eccezione di tre specie, il pinguino del Capo, il pinguino papua ed il pinguino delle Galapagos) dopo una stagione passata esclusivamente in mare a pescare. La maggior parte dei pinguini inizia a nidificare a marzo-aprile, con l’arrivo dell’inverno polare. Alcune specie costruiscono dei nidi rudimentali, fatti con pietre e piume. Per proteggere i propri piccoli, i pinguini stanno costantemente attaccati a loro, e alcune specie hanno trovato una soluzione efficace: nidificare insieme ad altri animali. Ad esempio, alcune specie come il pinguino crestato, nidificano insieme agli albatros, uccelli pacifici, con un’apertura alare di 3 m, abbastanza grande da tenere alla larga eventuali predatori. Un altro modo, che attuano tutte le specie, è quello dello scambio di turni di pesca tra i genitori: un genitore si occupa della pesca, per procurare cibo ai piccoli e uno si occupa di badare ai pulcini. Al ritorno dalla pesca, i genitori si scambiano i ruoli e così via. Ogni 50 giorni i coniugi si danno il cambio finché i piccoli raggiungono i 150 giorni di età e possono affrontare le prime immersioni. Anche se la maggior parte degli individui cambia partner ogni anno, il 15% delle coppie si riforma nel secondo anno e il 5% nel terzo.